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giovedì, gennaio 08, 2026

Si è chiuso il 2025 e l'A.S.D. Atletica Frascati continua malgrado tutto ad essere ancora una delle più belle realtà dell'Atletica laziale ed italiana.

Il Prof. Di Paola Sandro pubblica queste amare considerazioni sull'indifferenza delle istituzioni alle problematiche logistiche esistenti.

"E’ il giorno dell’Epifania di questo 2026 appena iniziato e mi trovo, sotto la pioggia, ad elemosinare una pista di atletica in un altro paese dei Castelli Romani. 
Sono il presidente dell’ASD Atletica Frascati, ho quasi 82 anni e da più di 60 anni faccio anche e soprattutto l’allenatore.

 Ho dato un notevole contributo a una bellissima realtà di crescere nel territorio in cui sono nato. Tra i tanti titoli che ho aiutato a vincere, ho avuto la gioia di veder realizzati i sogni di molti ragazzi e ragazze.

Non di tutti purtroppo, perché l’atletica è uno sport duro, ma vi assicuro che anche chi non è diventato un campione conserva di quel periodo ricordi indimenticabili.

L’atletica è uno sport anacronistico in una società che non crede più nella fatica. Io posso dire però che, nella spietatezza di un cronometro, in una fettuccia che si ferma a mezzo centimetro dalla vittoria e in un’asticella che cade dopo aver oscillato, ho visto giovani crescere e affrontare una vita che dopo faceva un po’ meno paura.

Ho fatto tutto questo a Frascati, consentendo a una città in cui le strade sono solo discese e salite di essere un’eccellenza, una delle migliori scuole di mezzofondo d’Italia. 

Eppure, malgrado tutto, sono ancora li sotto la pioggia in cerca di un campo che ci apra le porte per un allenamento festivo dato che il nostro è chiuso per una partita di calcio giocata senza preavviso. Sono li a costatare con immensa delusione, che viviamo una difficoltà e una mancanza di considerazione che faccio sempre più fatica a capire.

La pista dell’impianto sportivo comunale di Frascati non viene rinnovata da più di vent’anni. E’ piena di buche, mangiata dall’usura e dalle intemperie. Nonostante le tante richieste, le battaglie e le promesse di ogni partito, da anni i miei atleti corrono su una superficie più dura del cemento armato.
 A Frascati non si può neanche lanciare, perché l’impianto, condiviso con le società di calcio, ha il manto in erba sintetica. E’ un problema noto in Italia: quello  degli impianti polifunzionali, ma è un problema molto più grosso per chi, come noi, non potrà mai ospitare una gara, chi, in un altro gergo, non gioca mai in casa. 

E a volte mi domando perché l’atletica, a Frascati, una casa proprio non ce l’abbia. Perché non può dire di averla una realtà sportiva con più di sessanta anni di storia che è costretta a sloggiare ad ogni partita infrasettimanale di calcio.

Non spetta certo a me fare la classifica delle scuole di sport che si distinguono su un territorio, ma è innegabile che l’atletica in questo paese è sempre stata una realtà di successo. Una scuola che negli anni non ha solo sfornato campioni, ma ha creato soprattutto appassionati, divenendo un punto di aggregazione di ragazzi e famiglie. Ha diffuso una cultura sana, che parla di sudore e d’impegno e mai il linguaggio violento di certi ambienti da tifo che non onorano di certo lo sport. Il valore di una scuola di sport la si misura facilmente con i risultati che poi rappresentano la sua capacità di far crescere le qualità psico-fisiche dei suoi iscritti. Il Campione è solo la conferma di questa capacità. Rinunciare o il non riuscire a farlo è il tradimento dei principi educativi dello sport. 

A Frascati, l’atletica ha creato anche opportunità di lavoro, perché più di qualcuno dei nostri giovani è stato arruolato in un gruppo sportivo militare. Chi vuole un futuro da atleta sa che deve macinare chilometri, con in testa solo il sogno di una maglia azzurra, magari una difficile medaglia al collo, e quando va bene con in tasca lo stipendio da militare. 

E’ a tutto questo che penso mentre, a ottantuno anni suonati, me ne vado, sotto la pioggia, in cerca di qualcuno che ci ospiti per un allenamento. Di nuovo fuori dalla nostra malridotta pista, per la partita dell’ennesima squadra riciclata di calcio che con la storia dello sport Frascatano non ha niente a che vedere.

Quello che non capisco è come mai la storia di un uomo che ha dedicato la vita ad una disciplina sportiva con tanta fatica, impegno, e abnegazione non abbia trovato nel suo paese quel consenso che meritava ma solo indifferenza e ignavia. Insomma mi ritrovo ad essere considerato nel mio paese addirittura un personaggio scomodo.
Ecco perché io oggi, mentre non posso garantire una seduta di allenamento ai miei atleti, mi sento in forte difficoltà. 

Provo imbarazzo anche quando mostro ai genitori delle nuove leve l’impianto in cui ci alleniamo e per cui chiediamo di versare una quota mensile. 
A volte le vedo le loro facce allibite, quando spiego che il Comune ci risponde che non trova modo di rinnovare la pista, che chiediamo da anni, con l’alibi che c’è il dissesto del bilancio e che dobbiamo aspettare. 

Qualcuno mi fa però anche notare che i fondi si potevano trovare, che è stato stanziato il PNRR e bastava fare le domande giuste. E io mi chiedo sempre più spesso se a mancare non sia stata proprio la volontà di qualcuno che ha preferito deviare queste opportunità verso altri obbiettivi. E mi nasce il dubbio che  una realtà di soli duecento iscritti, per quanto gloriosa, per qualcuno è e sarà sempre poco più di un pugno di voti.

Ma non mi rassegno a questa visione delle cose e continuo a lottare. Ho sempre condiviso lo spazio con altre associazioni e mi sta bene così, non voglio mandare via nessuno. Pretendo però almeno una convivenza alla pari, perché l’atletica non è una Cenerentola dello sport, l’atletica è una Regina e i risultati della nostra associazione, a Frascati, l’avrebbero dovuta far trattare da tale. Perché, se anche è uno sport su cui non scommette nessuno e non ha lo stesso pubblico che si accalora per un rigore, riconoscere spazio anche a chi ama altre cose, diversificare e promuovere diverse culture dovrebbe essere il compito di uno Stato che educa i suoi cittadini. 

Ed inoltre nessuno si è reso conto di quale opportunità la nostra città si sta perdendo, impedendo ad un indotto fatto di gente sana, di famiglie tranquille e piene di colori di venire a Frascati per assistere a delle manifestazioni di sport vero. 

Nella speranza che queste parole siano utili anche a far riflettere chi domani verrà a governare questo paese e magari a cambiare qualcosa, a me servono a ribadire che, nonostante l’assenza di aiuti e della giusta considerazione, noi andiamo avanti con la stessa dedizione e con l’impegno di sempre. E che non smetteremo mai di pretendere soluzioni, perché gente come noi, abituata a macinare  chilometri in salita, non si ferma di fronte a niente."

Sandro Di Paola